Buon compleanno, Leonardo Sciascia!

2014-08-13 10.56.59
 

Statua di Leonardo Sciascia a Racalmuto (AG), suo paese natale.

 

95 anni fa, a Racalmuto, in provincia di Agrigento, nasceva Leonardo Sciascia, scrittore finissimo, profondo conoscitore della Sicilia, appassionato di arte e di storia, ma prima di tutto maestro elementare fatto di quella stoffa che ormai non esiste più.

Un blog dedicato alla Sicilia come il nostro non può certo esimersi dal ricordarlo, sia perché occupa nel nostro cuore un posto di primo piano sia perché non si può negare l’importanza delle sue opere non solo per il panorama letterario siciliano ma anche e soprattutto per quello italiano. Scrittore di saggi e di poesie, con le quali esordì per la prima volta nel ’50 (Favole della dittatura venne subito notata e recensita da Pier Paolo Pasolini), si distinse soprattutto nella scrittura di romanzi, trovando nel giallo il suo habitat naturale. Poiché per lui il fine ultimo della letteratura doveva essere la ricerca della verità, scelse di cimentarsi nel poliziesco, che più degli altri generi gli permetteva di cercarla, ma le sue opere hanno tutte un finale aperto e sono prive dello scioglimento finale. Tutte le regole vengono quindi ribaltate e i suoi gialli sono soltanto delle trappole per il lettore, che assume una parte attiva nella ricerca ma non riesce a trovare una soluzione, a emblema della sfiducia dell’autore nel trionfo della giustizia. Oggi, però, non voglio soffermarmi sui suoi romanzi, noti a tutti (si pensi a Il giorno della civetta, Todo modo o Una storia semplice, solo per citarne alcuni), ma riflettere insieme a voi sull’immagine della Sicilia e dei siciliani che viene fuori dai suoi saggi. In Sicilia e Sicilitudine Sciascia dipinge un quadro molto dettagliato della nostra terra, riportando le opinioni dei viaggiatori che nel corso degli anni l’hanno visitata. Viene fuori l’immagine di una terra difficile da governare perché difficile da capire, in cui regna la confusione soprattutto a partire dall’istituzione della regione autonoma. L’intrattabilità della Sicilia è sicuramente un prodotto della sua storia, poiché essendo un’isola al centro del Mediterraneo è da sempre stata oggetto di desiderio da parte delle potenze nemiche, conquistata, sfruttata e devastata. Non ha mai fatto nulla per liberarsi, ma ha sempre sperato che un conquistatore migliore potesse correre in suo aiuto per liberarla dal precedente. Da qui deriva una sostanziale insicurezza, una paura storica che secondo Pirandello è poi diventata esistenziale e ha portato il siciliano ad isolarsi (“ognuno è e si fa isola da sé”). È proprio questa insicurezza che porta il siciliano a ostentare le sue conquiste, poiché un popolo che è sempre stato posseduto ha bisogno di ostentare un possesso. Nella propria intimità, però, si è diversi, si è finalmente se stessi e si posano sul comodino tutte le maschere indossate durante la giornata. A tal proposito, mi viene in mente un’osservazione fatta da Dominique Fernandez in Mère mediterranée, che mette in relazione le diverse sfaccettature del siciliano con i tanti popoli che lo hanno conquistato: “Ogni volta che avvicino un siciliano è come se affrontassi una battaglia il cui esito si presenti incerto. Con chi ho a che fare? Quale corda devo toccare? La sottigliezza greca, la brutalità punica, il fatalismo musulmano, l’orgoglio spagnolo, la furberia napoletana?”. Scrivendo questo post mi sono venute in mente mille riflessioni sul nostro modo di vivere e di agire, ma non le riporto qui sia per ovvi motivi di spazio sia perché non voglio mettere a dura prova la vostra pazienza. Vi lascio però con una domanda: secondo voi è vero, come dice Sciascia, che “la paura del domani e l’insicurezza qui da noi sono tali che si ignora la forma futura dei verbi” o qualcosa è cambiato negli ultimi anni?

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